Archivi per Attualità

Secondo un nuovo studio nel Journal of Consumer Research,  i consumatori che si trovano in uno stato d’animo positivo esprimerebbero giudizi più rapidi e più coerenti di quanto farebbe la gente infelice.
“C’è stato un considerevole dibattito su come le componenti affettive (stati d’animo, emozioni, sentimenti) influenzano la qualità delle decisioni delle persone”, scrivono gli autori Paul M. Herr (Virginia Tech), Christine M. Page (Skidmore College), Bruce E. Pfeiffer (Università del New Hampshire), e Derick F. Davis (Virginia Tech). “Ci uniamo a questo dibattito, cercando di capire come le componenti “calde” e affettive, possano influenzare la nostra decisione se un oggetto ci piace o meno”.
Gli autori hanno condotto un esperimento che consisteva nel manipolare l’umore dei partecipanti, mostrando loro immagini di oggetti teneri e carini (come dei cuccioli di animali) o immagini sgradevoli (come dei piedi feriti) o facendo loro ricordare eventi piacevoli o spiacevoli del passato e poi chiedendo di esprimere un giudizio positivo o negativo su alcuni oggetti comuni che venivano mostrati in ordine casuale.
Bene. “I risultati indicano che la gente risponde più velocemente agli aggettivi positivi che a quelli negativi”, scrivono gli autori. “Lo studio spiega anche il fatto che la differenza di velocità di reazione si presenta solo per le persone che hanno un umore positivo, che sono felici”. Le persone in condizioni di umore positivo, non solo esprimono più rapidamente il loro giudizio di valore, ma lo fanno anche in modo più coerente. Per esempio, se avevano risposto che un oggetto gli piaceva, erano meno propensi a dire in seguito che lo stesso non era gradito.
“Questi risultati hanno implicazioni importanti per la vita di tutti i giorni”, scrivono gli autori. “Le decisioni che prendiamo di attrazione o repulsione nei confronti degli oggetti che ci circondano sono fondamentali per il nostro modo di comportarci perché influenzano le cose, o le situazioni cui noi ci avviciniamo e quelle dalle quali ci allontaniamo, evitandole”.
Anche per i commercianti lo studio può essere importante. Coloro che infatti volessero creare le condizioni migliori per lo shopping dovrebbero evitare la presenza nei punti vendita di fattori che inducono stati d’animo negativi, come addetti alle vendite irritanti o ambienti tristi.

Gli autori concludono, e questa è una delle cose più interessanti, che “i risultati possono essere importanti anche per la comprensione delle reazioni al lancio di nuovi prodotti, per cui il primo giudizio, la prima impressione (di simpatia  o di antipatia) risulta determinante per il successo del prodotto stesso sul mercato.

Paul M. Herr, Christine M. Page, Bruce E. Pfeiffer, e Derick F. Davis. “Influenze affettivo sul trattamento Valutativa“. Journal of Consumer Research: febbraio 2012 (pubblicato online il 13 Giugno 2011).

Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Consumer Research dimostra che quando paghiamo con carta di credito o bancomat tendiamo a fare acquisti nocivi per la salute.

E se due indizi fanno una prova…  Il primo indizio riguarda la correlazione che c’è tra acquisti d’impulso e cibi poco salutari (questi ultimi tenderebbero ad accentuare l’impulsività sul punto vendita); il secondo indizio  è legato al fatto che i pagamenti in contanti sono più sgradevoli e spiacevoli. Tale dispiacere (psicologico, si intende) frenerebbe gli acquisti d’impulso.

Gli autori della ricerca hanno seguito ed analizzato per un periodo di sei mesi oltre 1000 famiglie americane ed hanno trovato che quando si paga con la carta di credito o con il bancomat è più probabile che le buste della spesa contengano cibi non salutari acquistati d’impulso. Nel follow-up dello studio, che ha confermato quello precedente, si è indagata la motivazione. Questa è legata al fatto che pagare in contanti è più spiacevole che pagare con la carta, e che tale sensazioen di disagio è maggiore per coloro che sono più sensibili alle uscite di denaro. Insomma l’acquisto di cibo poco salutare sarebbe fatto con carta invece che in contanti, ma solo da coloro che sono considerti “tirati” sul denaro, ticrchi insomma…

Tale ricerca, secondo gli autori, spiega la relazione tra aumento di obesità e cambamenti dei modi di pagamento e, soprattutto, suggerisce un metodo per chi vuole evitare di ingrassare, quello di lasciare le carte a casa e fare acquisti in contanti! L’auto-controllo di chi è a dieta ha bisogno di aiuto, e questo potrebbe venire dalle banche…

Nel 2008, ma credo che le conclusioni siano molto attuali, l’istituto di ricerca Astra ha pubblicato i risultati di un’indagine sulla popolazione italiana. La ricerca riguardava i principali difetti (anche se loro li chiamavano vizi) degli italiani, le cause ed i gruppi sociali responsabili e si basava su circa 700 interviste telefoniche ad un campione rappresentativo dei nostri connazionali tra i 18 e i 79 anni.

Il quadro che emerge dallo studio è per molti versi negativo, angosciante, ma non posso far altro che confermarlo nella pratica di ogni giorno.

Il primo difetto degli italiani è quello della maleducazione, spesso sposata all’arroganza nei rapporti tra le persone, secondo nove italiani su dieci. L’80 per cento denuncia l’individualismo e al terzo posto, col 77% delle indicazioni, il menefreghismo: quel misto di indifferenza e di assenza di responsabilità che pare attanagliare il nostro popolo, il cui cuore è troppo spesso irrigidito e il cui impegno etico è ridotto ai minimi termini.

In stretta connessione, con un valore di poco inferiore (74%), ecco quel tipo di degenerazione etica che si traduce nella disonestà ed arriva fino alla corruzione. Considerando i primi quattro posti in «classifica», possiamo già fare una prima valutazione: la più aspra preoccupazione della gente riguarda in generale l’imbarbarimento della vita e delle relazioni interpersonali, fondato sul trionfo dell’«io isolato dagli altri» e sul venir meno dell’etica personale e collettiva. Di diversa natura, ma in fondo non così dissimile, è il quinto macro-difetto della nostra gente, lamentato dal 71% degli italiani: si tratta dello scarso rispetto per la natura e per l’ambiente. In fondo, a ben vedere, siamo di fronte a un altro esempio di egoismo: questa volta riferito non agli uomini, o almeno non direttamente, ma agli animali, alle piante e alle risorse naturali. Gli ultimi quattro difetti hanno un peso inferiore e vanno dalla dipendenza da sostanze, ed in particolare da droghe, al carrierismo e alla competizione senza regole e senza freni, fino all’immaturità e all’infantilismo.

Per quanto attiene alle categorie con più difetti, non c’è molta differenza tra sesso, età, area geografica, titolo di studio, professione, e così via: l’intero Paese risulta coinvolto in un gigantesco allarme collettivo per la progressiva perdita di civiltà e, più profondamente, per la perdita della dignità personale, di se stessi, delle migliori caratteristiche del nostro popolo.
Un solo dato invita a riflettere: tra le diverse generazioni e classi di età, i giovani sono più criticati (dal 36%) degli adulti (25%) e ancor più degli anziani (solo 6%): ciò conferma che il dominante vissuto collettivo è quello di un degrado iniziato col secondo dopoguerra e via via progredito.

Infine, la causa principale di questa situazione sconfortante è – secondo il 74% degli intervistati – la mancanza di valori, che nasce anzitutto dall’indebolimento dell’educazione dei giovani, sia da parte della famiglia (secondo il 73% degli intervistati) sia da parte della scuola (67%). Insomma, l’opinione largamente prevalente tra i nostri connazionali è che siano meno trasmessi, e quindi meno efficaci, i principi morali che, come una bussola, orientano la vita di ciascuno di noi e delle comunità di cui facciamo parte.

E l’Università… beh l’Università (che sta dentro la scuola per gli intervistati), da un lato, subisce quest’orda “barbarica” che annualmente la invade e la consuma, e, dall’altro, è co-responsabile della situazione; perché non agisce da freno e da argine essendosi oramai trasformata, con una sorta di involuzione su se stessa, in una istituzione che si limita a regolarizzare (con fare burocratico) e ritardare l’ingresso dei giovani sul mercato del lavoro, o a servire da parcheggio a buon mercato per chi non vuole entrare nello stesso mercato, impotente ed inefficace nel fornire conoscenza teorica e pratica a chi la frequenta.

Beh, fa riflettere… io inizio a riflettere..  fatelo anche voi…