Da leggere e discutere in aula…

Ecco l’articolo di cui vi avevo parlato. Si tratta di un’intervista a Giovanni Ciserani, da oltre un anno Presidente per l’Europa Occidentale di Procter & Gamble (azienda che ha inventato la figura del Product Manager) e che ha in portafoglio brand come Duracell, Pampers, Gillette, Pringles, Infasil, Wella, Dash, ecc.

Scarica l’articolo-intervista (dall’Espresso del 9/10/2008)

Vi chiedo di leggere con attenzione l’articolo ed analizzare i principali spunti che offre nell’ottica del Marketing. La vs. analisi dovrà essere poi postata sul blog, ne parleremo la settimana prossima in aula.

Buon lavoro e buon weekeend

M.G.

33 Risposte

  1. Penso sia possibile analizzare le parole del manager italiano solo a livello teorico, perchè Procter&Gamble è una delle pochissime aziende che può permettersi una strategia di marketing così grandiosa (o meglio dispendiosa).

    Strategia giustificata dal fatto che i prodotti trattati dalla Procter&Gamble sono prodotti difficili da differenziare, quindi hanno bisogno di questa mole di investimenti in marketing per sopravvivere.

    Ma se penso alla strategia di marketing di una mia possibile azienda (e ci penso spesso…) non posso certo prendere ad esempio questo manager.

    Io personalmente preferisco pensare al marketing come strumento utile per capire le esigenze dei consumatori e capire dove e come posizionare i miei prodotti, non come elemento essenziale per la sopravvivenza dell’azienda.
    Per quello punterei di più sulla qualità e sul prezzo.

  2. Nel leggere l’articolo come prima cosa ho notato che Procter & Gamble fa della pubblicità e della ricerca dei punti di forza, l’azienda non è disposta a ridurle ne tanto meno ad limitare i prezzi. La P&G non punta su dei risultati immediati ma poco duraturi, ma su risultati a lungo termine. Si cerca di trasmettere al consumatore il valore di ciò che compra cioè fargli capire che i soldi che spende sono spesi bene.
    Come far capire questo?
    Tramite una pubblicità che includa il messaggio sul valore ma che non lo inganni, il consumatore può essere fregato la prima volta, ma non la seconda. Un altro aspetto molto importante e che P&G tratta prodotti indispensabili. Tuttavia si cerca di risparmiare sui costi che il consumatore non vede ma non sulla pubblicità e sulla ricerca. Ultimamente si sta puntando sul “shopper market”: chi si reca al supermercato non sempre è il consumatore, ma colui che paga. Così studiando il comportamento delle persone che si recano al supermercato si può capire cosa gli attiri e cosa no. Questo ha permesso a P&G di effettuare delle modifiche traendone così benefici sulle vendite.
    Attraverso le ricerche è possibile capire ciò che il consumatore cerca e soddisfare i suoi bisogni.

  3. “Non faremmo mai niente che non fosse giusto nel lungo periodo solo per avere un vantaggio immediato”

    Raga, un consiglio spassionato da parte di un ex-studente: prendete questa frase e stampatevela nel cervello (con il Bostik) perchè oltre ad essere fondamentalissima nella materia che state studiando…ne avrete a che fare finchè non uscirete da quelle aule.

    Il bene della vostra azienda, dipende dalle vostre scelte..scelte che se guidate dal buon senso (ovvero da quella frase li sù) porteranno alla sopravvivenza della vostra azienda. Se invece, se per far risultare i “conti” positivi quest’anno e far contenti gli stakeholders adottate determinate scelte che non premiano il futuro, allora non avrete lunga vita…

    Ricordo (anche se vagamente, qui il prof. forse mi può aiutare) un esempio fatto in aula (ai tempi che furono) quando si parlò di una strategia adottata da una nota azienda di Moto, che scelse una via che pareva poco premiante nel breve periodo ma che si rivelò assolutamene vincente nel lungo periodo.

    Per sopravvivere bisogna saper soffrire quando c’è da soffrire e saper gioire quando c’è da gioire.

    Il mercato è come un campo di battaglia, accontentatevi a perdere qualche scontro…pur di vincere la guerra
    (che sono poetico…ho riscoperto grazie a questo blog questa mia vena.. :D )

    Ciao a tutti..

  4. Buongiorno professore,
    mentre ascolto una canzone che personalmente mi ispira molto, katy perry – a kissed a girl, ho letto l’articolo di protect & gamble che adesso commenterò (ha detto Lei in aula che consigli sulla buona musica erano ben accetti e solo per questo mi sono permesso :-) ) …sono davvero molti gli spunti del marketing che si possono evincere da questo articolo: ho notato subito il binomio qualità – bassi costi di produzione, avendo spostato la produzione in paesi dove teoricamente la manodopera costi meno ottenendo cosi un vantaggio di costo. Poi senza dubbio la flessibilità è amica della creatività, che come diceva Lei a lezione è un aspetto fondamentale per il marketing infatti Pampers apre uno stabilimento ogni tre settimane e quindi si investe molto in questo aspetto che viene completato dalla ricerca. un’altra cosa che mi ha colpito molto dell’articolo è quello studio che viene fatto sugli acquirenti del supermercato con gli occhiali a tempo che sicuramente è un ottimo modo per incrementare le vendite perchè ad esempio c’è, come il sottoscritto, gente che non compra molto per marche ma per confezioni e colori (lo stesso prodotto ma se uno è in una bella scatola colorata non posso resistere). Venendo “ingannato” dalla scatola qualcuno compra qualcosa che magari non voleva neanche comprare e cosi automaticamente prova qualcosa…ovviamente se il prodotto poi, al di fuori della confezione, è effettivamente buono divento un cliente abituale e mi fidelizzo a quella marca e cosi riescono a conquistare fette di mercato e clienti dove la comune pubblicità non può arrivare. I prezzi restano tali, ma aumenta la quantita venduta aumentando i ricavi; anche i costi sembri che aumentano (a causa della ricerca e dell’obbietivo di flessibilità) ma vengono compensati dai bassi costi di produzione…cosi i costi aumentano in maniera minore rispetto ai ricavi.

    —– POSSO MISURARE IL MOTO DEI CORPI, MA NON L’UMANA FOLLIA —-

  5. Ciò che Dice Emanuele è Condivisibile.

    Penso che in questo campo la parola Rischiare assume una valenza rilevante. Tante volte perdere la famosa battaglia che tu citavi sia anche da monito per il futuro. Cadi e quando ti rialzi capisci dove hai sbagliato a adotti un altro approccio.

    P&G con questa Strategia che da anni li colloca nelle vette delle aziende con più fatturato annuo hanno Rischiato e hanno sempre “rosicato”. A volte le famose scelte impopolari si rivelano essere le migliori, anche se non sei ben Guardato o addirittura schernito.

    Approfitto del mio intervento per Dare un nuovo spunto per una Lezione al Prof Galvagno.

    E’ da anni che mi documento sulla Storia di una famosissima marca dal nome “A- Style”. Penso che in molti conosciate qualcosa di questo strano simbolo dall’equivoco creato dal suo stesso logo.

    Vi racconto una piccola cronistoria di questa marca, anche grazie all’aiuto di svariati documenti in Rete:

    La storia di A-Style come marca inizia manco a dirlo nel 1999 da una idea geniale di Marco Bruns creando un semplice logo dal potenziale incredibile.
    Il logo fu creato però ben 10 anni prima e nel corso di questi 10 anni veniva appiccicato ovunque sottoforma di adesivo con sfondo giallo.

    Una A maiuscola, stagliata su un sfondo giallo con due pallini neri su un lato, chiara evocazione di due persone stilizzate, occupate nell’atto sessuale. “L’idea mi è venuta in un guizzo creativo ai tempi dell’università- dice Bruns- ho lasciato il disegno nel cassetto per dieci anni, finché sei anni fa l’ho ripreso e ho incominciato a farne adesivi, senza alcuna idea di business”.

    Marco Bruns decise di appiccicare in giro per le città il suo logo andando a toccare anche città lontane tra cui Mosca, Londra e Miami e nel corso di questi viaggi, la televisione e tutti i media cominciarono ad interessarsi del fenomeno tantè che nel 1999 il suo ideatore decise di iniziare la commercializzazione fino a raggiungere nel 2007 ben oltre i 20 milioni di fatturato.

    Oggi il marchio A-Style compare su un’infinità di differenti prodotti dai capi di abbigliamento ai prodotti di cartoleria, dai caschi per le motociclette alle calzature. Inoltre dal 2007 il marchio sponsorizza anche alcune gare di MotoGP. Ultima novità della A doppio puntata la A-Style Beer, una particolare birra alla canapa commercializzata in una caratteristica bottiglia blu con etichetta e tappo personalizzati.

    Questo mostra come sia semplice trovare una soluzione da una semplice idea senza dimenticare però che le idee più semplici, quelle alle quali nessuno ci pensa, sono anche quelle più geniali che portano notevoli flussi di consensi essendo queste facili da ricordare.

    Questo è il punto chiave…una idea facile da ricordare.

    Spero di Esservi Stato D’aiuto in qualche modo.

    Non linciatemi se non vi piace A-Style XD

    Ciao A Tutti.

  6. Ops.Mi sono dimenticato a scrivere una cosa XD

    Cosa ne pensate voi?

    Ottimo esempio di Marketing o Semplicemente un ottima Intuizione? O Magari entrambi?

    Queste domande sono rivolte a voi tutti, anche a lei Prof XD

  7. Aggiungo all’ottima descrizione di Gino riguardo la storia di A-Style, un piccolo particolare. L’ispirazione di Marco Bruns nasce (pensate un pò) guardando la facciata di una chiesa. Vi chiederete voi…ma com’è possibile?? Ebbene si…se ci pensate bene le facciate delle chiese sono piene di citazioni latine. Nel linguaggio latino è spesso riscontrabile l’accostamento AE però stilizzato in maniera particolare (tale che il dorso della E è appoggiato sulla gamba dx della A). In quello specifico caso la E era un pò scolorita e dava quel gioco d’immagine che sembravano 2 figure umane intente a far quel che facevano :D .

    Dopo qualche ritocco stilistico…al disegno…è nato A-Style!

    Per dovere di cronaca…la tecnica usata da Marco Bruns nel tapezzare di adesivi Milano (e non solo) in linguaggio tecnico si chiama Stickering…ne sentirete parlare parecchio. Ora non ho il tempo, ma tra pm e domani vi racconto un’altra storia di questo pazzo esaurito inventore di A-Style…sul come è riuscito ad entrare in una delle più importanti mostre d’arte contemporanea a Firenze.

    A presto,

    e bravo GINO per lo spunto!!

  8. Gli spunti che l’articolo offre nell ottica del Marketing sono:1)La creazione di valore nel lungo periodo..sia per il cliente che per l’impresa(Giovanni Ciserani dice;da garantire per altri 20,50 anni) 2)La conoscenza delle esigenze e dei gusti del cliente quindi l’analisi della domanda..per cercare di rendere il prodotto offerto differente da quello offerto dalla concorrenza e quindi personalizzare il prodotto per vincere la concorrenza…Dato il calo delle vendite anzichè abbassare i prezzi dei prodotti si è scelto di abbassare i costi di produzione…facendo particolare attenzione alle nuove e più recenti abitudini dei clienti …3)innovazione di prodotto ( un detersivo che lava a 30 gradi)4)Focalizzazione su una fascia di consumatori (esempio chi mette sù famiglia) in questi processi si tiene conto sempre di un margine di errore e flessibilità in base alle esigenze del mercato e alla sua continua evoluzione…

  9. navigando sul web ho trovato un articolo interessante che tratta della nuova strategia di marketing della P&G

    Nasce una nuova forma pubblicitaria:Soap opera advertising

    Procter & Gamble lancia la nuova campagna pubblicitaria che sarà composta di nove spot della durata di un minuto e mezzo, sulle stile delle sitcom.

    Già ribattezzata come “Soap Opera Advertising”, un format completamente rinnovato che ripropone lo scambio “Due fustini in cambio del suo Dash. Signora accetta?”
    Come sarà e quale impatto riceverà questo nuovo format dell’advertising televisivo ancora è difficile da pronosticare. Domenico De Masi su Repubblica afferma che può colpire soprattutto una fetta di pubblico anziano, abituato a bioritmi più lenti, che è poi il vero target del prodotto.
    Il sociologo napoletano sottolinea questa novità nell’advertising classico, che può essere davvero rivoluzionaria in quanto: “la durata dilatata consente un cambiamento totale di contenuti, consente di passare da un contenuto allusivo, come nello spot della pasta che allude ad una famiglia tranquilla, o quello della bevanda alcolica che allude alle trasgressioni, ad un racconto. Il racconto toglie spazio alla fantasia ma tranquillizza, mentre il condensato liofilizzato della pubblicità alla quale siamo abituati è talmente condensato che richiede allo spettatore di aggiungere qualcosa di suo, se lo spettatore non lo fa perde consistenza e senso. In questo caso invece ti tolgono un po’ di fatica e ti regalano un po’ più di compostezza nel racconto”.

    http://it.youtube.com/watch v=Q0AvfBQF9Bc&feature=related
    http://it.youtube.com/watch?v=Oj6SWs_uubU

  10. scusate nel commento precedente ho fatto un errore nell inserimento del primo link , questo sotto è quello che volevo inserire

    http://it.youtube.com/watch?v=Q0AvfBQF9Bc&feature=related

  11. Da questo articolo si capisce come sia importante fare leva sulla fiducia dei consumatori. Diciamo che oggi per la maggior parte dei prodotti la gente va alla ricerca della sicurezza! E’ così che Procter & Gamble ha successo…invece di dimunire i prezzi si concentra sui consumatori tramite ricerche di mercato e pubblicità e nel frattempo di minuesce i costi relativi alla distribuzione creando stabilimenti nuovi favorendo così la riuscita di qualsiasi prodotto! BRAVI :-)

  12. Pubblicità e ricerca – Strategia – Valore – Esigenze dei consumatori – Prezzi costanti e risparmio sui costi che il consumatore non vede – Ho cercato di riassumere così,attraverso l’utilizzo di poche parole ,quello ke è secondo me il marketing nella lettura di questo articolo cogliendo,a mio avviso,quelli che sono i punti fondamentali per un’analisi sintetica e(spero)completa…vedremo a lezione se c’ho azzeccato…

  13. La P&G solo grazie al suo nome,alla sua solidità e affidabilità, in questo periodo di crisi economica mondiale si può permettere di evitare tagli ai prezzi,di non ricorrere a offerte e di poter continunare a applicare la stessa strategia e spendere in pubblicità…sembra quasi un miracolo, un caso unico, ma in realtà un miracolo non è!
    Dietro a tutto questo ci sono strategie di marketing che mettono la P&G nella posizione di potersi permettere questa linea operativa!Stiamo parlando di direct marck(iscrizione delle neomamme a club pampers),dell’attenzione rivolta agli shopper market(sui quali è stato svolto il test degli occhiali con telecamera),della spedizione di riviste che tendono a coinvolgere il consumatore e a fargli conoscere i nuovi prodotti e le innovazioni.

    Ma quello a che ha maggiormente attirato la mia attenzione è stato questo:

    Ciserani dice che la loro campagna pubblicitaria mira a “trasmettere al consumatore il valore di ciò che compra”, quando gli si chiede se questi prodotti sono realmente cosi buoni risponde “Noi pensiamo che la nostra industria sia la più grande democrazia del mondo, ogni giorno i consumatori vanno nel negozio e votano,puoi fregarli una volta ma non la seconda” questa risposta mi ha particolarmente colpito, vedere come, grazie alle sue capacità, Ciserani riesca a dare la risposta giusta a una domanda alla quale molti avrebbero risposto con un semplice monosilabo:si.
    Lui invece riesce a convincere noi lettori che la P&G offre veramente prodotti di qualità perchè lo diciamo quotidianamente noi stessi andandoli ad acquistare e l’abbiamo sostenuto noi stessi scegliendo i suoi prodotti cosi da rendenderla l’industra che è oggi,che “ha un giro d’affari di 83 miliardi di dollari”!!
    Ho riconosciuto nella risposta di Ciserani il vero marketing più che nel resto dell’articolo.

  14. “Entra nelle scarpe del tuo cliente. Segui le tracce della sua transazione con l’azienda”
    È questa la “politica” seguita dalla P&G. Ma è davvero questa la strategia vincente per superare persino la crisi economica che stiamo attraversando? Capire le esigenze del cliente e creare dunque il prodotto che più si avvicina alle sue preferenze ha reso “immortale” la P&G?
    In aula abbiamo avuto modo analizzare il grave fallimento di coca cola degli anni 80 con la new coke..in fondo aveva semplicemente risposto alle preferenze del consumatore..ma questo non sempre basta..
    Interagendo con il cliente probabilmente non bisogna mai dimenticarsi della “fiducia” che egli ripone nella nostra azienda,fiducia che noi stessi abbiamo voluto che nascesse in lui fidelizzandolo al nostro prodotto,facendo in modo che si “affezionasse” al nostro marchio. Il compito primario,a mio parere,è quello di non deluderlo cercando di “accontentarlo” ma lasciando intatte al tempo stesso quelle che sono le caratteristiche fondamentali che lo spingono ad acquistare il nostro marchio piuttosto che un altro. Dunque non basta ascoltare semplicemente il cliente ma bisogna capirlo e comunicare il valore della nostra azienda,azione sicuramente non facile dato il numero della concorrenza. Solo nel momento in cui il cliente sarà “fidelizzato” preferirà il nostro prodotto semplicemente perché si fida a priori di ciò che mettiamo sul mercato.
    La P&G è riuscita a raggiungere questo obiettivo rifiutandosi di partecipare alle cosiddette “guerre dei prezzi”,cercando di ridurre solo quei costi che “non si vedono” e continuando a mantenere negli anni la promessa fatta al cliente: mantenere intatta la qualità dei prodotti.

    “Il brand non è una marca, ma il lavoro che la marca fa nella mente del cliente”

    Voi cosa ne pensate?

    Le citazioni che ho riportato sono tratte dal libro “Da treno a taxi” di Beau Toskich .

  15. In un momento in cui la crisi economica sembra travolgere tutti, la P&G applica una strategia di differenziazione tanto profonda quanto arguta.
    Ed è questa, a mio parere, l’immagine che trasmette: l’azienda è così fortemente convinta della validità e della qualità dei prodotti che offre da non reputare necessario un taglio dei prezzi.
    Il punto di forza della P&G, su cui è stato costruito un così ampio vantaggio competitivo, è proprio la qualità del prodotto offerto e la conseguente fidelizzazione del cliente.
    Un cambio di strategia sarebbe stato controproducente…
    Al contrario, invece, permane l’attenzione verso i punti di forza: le pubblicità trasmettono al consumatore “il senso del valore di ciò che compra” a sottolineare che “i soldi che spende con noi sono ben spesi”.
    Le incessanti ricerche di marketing palesano l’interesse per le preferenze del consumatore (“The consumer is boss”) che in tal modo si sente attenzionato.
    I margini di profitto vengono ampliati tagliando quei costi che non solo non si vedono, ma che ovviamente non intaccano la qualità del prodotto offerto!
    Tutto questo è l’esplicitazione di una strategia di lungo periodo volta a far permanere la P&G leader di mercato: “Siamo sul mercato da 171 anni, e il nostro obiettivo non è di fare il risultato del 2008, ma di stare ancora qui tra 20 o 50 anni.Non faremmo mai niente che non fosse giusto nel lungo periodo solo per avere un vantaggio immediato.”

  16. é da puntualizzare anche l’importanza che viene data non solo al far credere che i prodotti realizzati siano di qualità ma a renderli realmente superiori rispetto agli altri mediante investimenti in ricerca che ammontano a ben due miliardi e spronando i menager a dare il massimo legando buona parte della paga alla loro performance.
    Vien da se che la gente soddisfatta dai prodotti rimanga fedele al marchio.
    Dato che il marketing si fonda sul voler creare squilibri sul mercato a favore della propria azienda,la P&G con non si limita a produrre inducendo il cliente a comprare i propri prodotti con la pubblicità ma si adatta al cliente:porta avanti indagini per renderei propri prodotti come la domanda li chiede(orietamento al marketing).

  17. secondo me uno dei punti su cui la P&G fa leva è la consapevolezza che i suoi prodotti sono necessari alle esigenze di chi acquista.
    Per cui cerca di legare i clienti al marchio
    con intense campagne publicitarie,che mettono in luce le qualità dei prodotti non decantandole ma magari attraverso il sorriso di un bimbo che sta bene nel suo pannolino…..
    Quale genitore nn viene conquistato?

  18. Leggendo questo articolo si è rinforzata in me l’idea di come il Marketing sia una materie molto vicina agli uomini e alla evoluzione dei loro comportamenti, del loro modo di pensare e di vedere le cose. Una scienza quasi, che ha bisogno di continue conferme e risposte. Risposte che non sempre sono uguali e che come ha già detto lei prof il più delle volte non sono nemmeno univoche, ma dipendono dal contesto in cui ci troviamo e stiamo analizzando.
    Il gruppo Procter e Gamble spende per ricerche di mercato 2Miliardi di dollari l’anno. E io tenderei a sottolineare l’ultima parola della frase: OGNI ANNO. Credo che ciò sia dovuto pricipalmente al concetto già detto da me prima del marketing, al suo carattere evolutivo e mutevole. E ciò porta il gruppo P&G a interrogarsi periodicamente sulle esigenze del consumatore e sul meccanismo che lo porta e decidere su un prodotto anzichè su di un altro. E tali esigenze possono cambiare sia in relazione al tempo sia in relazione al tipo di acquirente.La loro è come se fosse una scelta di vita, una scelta che colpirà l’azienda in ogni sua decisione. Difatti Giovanni Ciserani dice “Non faremmo mai niente che non fosse giusto nel lungo periodo solo per avere un vantaggio immediato”.
    Tali investimenti in ricerche inoltre vengono compensati dalla mostruosa flessibilità di tale gruppo. Tale dispendio di denaro infatti non avrebbe alcun senso se ad agire fosse un azienda di tipo statico e poco dinamica. La P&G può comportarsi in tale modo per la sua struttura, per la dislocazione delle sue fabbriche in parti diverse del mondo e per i bassi costi di produzione che permetton loro di “sfornare” in poco tempo nuove linee di prodotti al passo con i gusti del consumatore.

  19. sono d’accordo con chi dice che il punto di forza di P&G sta nell’aver puntato sulla fiducia che i clienti ripongono nel marchio.E’ ovvio che la pubblicità è importante,soprattutto quando mostra di tener conto delle esigenze del consumatore,ma altrettanto importante è convincere chi decide l’acquisto del prodotto(che non sempre coincide con il consumatore,come nel caso dei pannolini) ed è proprio su questo che fa leva procter&gamble.

  20. Salve a tutti…
    Molte volte guardiamo le pubblicità e ci facciamo convingere senza accorgercene…
    La maggior parte delle volte catturano la nostra attenzione facendo dei paragoni… ad esempio il nostro (prendiamo appunto l’esempio dei pannolini) prodotto assorde più di quel’altro… nei rari casi per quanto spendono in pubblicità ci convingono senza paragoni… mentre leggevo l’articolo… devo dire con mooolta curiosità… mi sn soffermata diverse volte su alcune frasi “spiare il cliente”… apertura delle fabbriche ogni mese… mi sento all’improvviso nelle mani della P&G!!!
    in questo momento mi sto chiedendo se fino ad oggi mi sn realmente trovata bene con questi prodotti o sn caduta nella trappola dei loro manager?!?!?!?! io a questo punto sò solo una cosa… che loro hanno capito cosa vogliamo… che vincenti!

  21. Prof solo a titolo informativo il quotidiano “La Sicilia” non è l’unico giornale che da riferimenti sulla nostra regione ho scoperto che esiste il “Giornale di Sicilia” che in pochissimi conoscono ma che ha addiruttura un bel sito…
    A domani
    P.S.Ho risolto con la pagina che non si apriva.

  22. Non ha nulla a che vedere con l’articolo di Ciserani,ma dopo la lezione della settimana scorsa sulla New coke mi sono incuriosita e ho trovato un paio di spot…l’attore di “sette sotto un tetto” avrà ricevuto un mucchio di insulti!!!
    http://www.youtube.com/watch v=o4YvmN1hvNA&feature=related

    http://it.youtube.com/watch?v=qfhFBTL-Xsw&feature=related

  23. Prof… ho trovato a tal proposito:

    http://www.vugan.com/2008/07/della-coca-cola-di-red-bull-e-di-altre-sciocchezze-18/

  24. Bell’articolo…grande luklu!!!

    La storia della cannuccia è esilarante…certo che ce ne sta di gente strana in giro, che si crede chissà quale mente del commercio e del marketing.

    LET’S GO COCA-COLA, LET’S GO

  25. Sì Desiree,

    grazie per l’info:
    c’è il Giornale di Sicilia che si stampa a Palermo e parla fondamentalmente di Palermo, c’è la Gazzetta del Sud che parla di Messina e Reggio Calabria, c’è L’Aretuseo che parla di Siracusa; poi a Catania c’è il Quotidiano di Sicilia, che esce dal martedì al Sabato.

    La mia era un riferimento al maggior quotidiano dell’isola e alle manovre collusive per mantenere la clientela.

  26. Certo solo che non lo sapevo io ero convinta che avesse il monopolio e invece…quante cose si scoprono su internet è una risorsa meravigliosa se usata bene.
    Per la domanda sul perchè si è cambiata la lattina anch’io ho trovato la stessa dichiarazione di luklu in molti altri siti
    ma ho anche cercato le risposte di alcuni clienti coca:molti sostengono che sia per sfruttare di più lo scatolo in fase di trasporto e infatti con questa trovata invece di 45 lattine per scatolo ne hanno fatte entrare persino 50,altri sostengono che sia solo un rinnovo della lattina dopo 30-40 che c’era sempre la stessa e tutti hanno trovato che sia riuscita alla grande eccetto che per una:nn crede che sia maneggevole.
    A mio parere cambiare molte volte serve stimola a provare la stessa cosa ma in modo diverso e poi conosco tanti pazzi che raccolgono queste lattine e le comprano a questo scopo e poi se sono più convenienti ,non per quanto riguarda il prezzo ma,per il trasporto perchè no!
    A più tardi!!!

  27. Cara Desireè hai toccato un punto importantissimo. Il fenomeno del Collezionismo…sembrerà una sciocchezza ma è un arma importante se giocata bene. Esistono fanatici di collezionismo al mondo, che noi nemmeno abbiamo idea. Gente che colleziona di tutto…dai francobolli, alle schede telefoniche (moda di qualche anno fa, ormai tramontata), ai tappi di birra, alle lattine di Coca-Cola e via dicendo.

    Restando in tema Coca-Cola, quest’azienda ha da sempre utilizzato l’arma del collezionismo, a suo favore, producendo moltitudine di lattine a tema, con disegni particolari. Le lattine per i campionati del mondo/europei, le lattine della nuova (anche se ormai conclusa) campagna Happines Factory (ricordate??), ma potremmo stare qui ore e ore a menzionare la miriade di grafiche che la Coca-Cola ha girato sui propri pack per innescare questo meccanismo. Ma pensate che sia solo prerogativa delle lattine?? No, esiste una tipologia di pack (bottigliette in PET o Vetro) denominata FULL BODY SLEEVE, proprio ad indicare che il pack viene completamente “vestito” a tema. L’ultima trovata per il Brand Coca-Cola Light è stata quella di realizzare una Partnership con Just Cavalli, e far vestire la bottiglietta delle Coca-Cola Light dallo stilista italiano. Vi lascio immaginare la corsa dei collezionisti alla ricerca di questi pack LIMITED EDITION (sulle quali, volendo si può giocare sul prezzo…facendo leva sul fattore COLLEZIONISMO…sappiamo tutti che un collezionista doc spenderebbe molti soldi per avere un qualcosa che manca alla sua collezione, no??)!!

    Secondo voi…che legame c’è tra Coca-Cola Light e Just Cavalli…perchè è stata intrapresa questa partnership??

  28. Emanuele, molto interessante la domanda sul legame tra Coca Cola Light e Just cavalli.

    Voi che ne dite?
    Certo io aggiungerei che non è solo Coca Cola che fa questo, ma anche Pepsi Cola. Perchè non provate a vedere se in tema di comunicazione o di rapporto con i clienti coca cola e pepsi fanno cose diverse o si copiano in tutto e per tutto.

  29. Purtroppo non ho trovato molto…
    Solo in questo sito ho visto qualcosa ma il motivo vero e proprio nn c’è…

    http://www.mondomodablog.com/category/brands/cavalli/

  30. ciao colleghi…scusate anke se non centra nula con tutto quello di cui si sta parlando qui volevo chiedervi dato che non sono potuto venire a lezione per motivi di lavoro qst settimana se potreste dirmi che argomenti sono stati afforntati in aula o capitoli…mi sarebbe molto utile grazie…

  31. salve prof,ho trovato un articolo interessante riguardo alla comunicazione e al rapporto con i clienti di coca cola e pepsi…è proprio vero, si copiano in molte cose!il sito è questo:

    http://www.artlandis.net/blog/?p=177

  32. ciao a tutti…sempre riguardo alla comunicazione di coca e pepsi con il pubblico, ho scoperto che entrambe,oltre a copiarsi nelle campagne pubblicitarie che spesso sono molto simili, hanno aderito alla stessa campagna contro l’obesità,rinunciando agli spot indirizzati ai bambini al di sotto dei 12 anni…

  33. …sempre io…credo di aver commesso un errore nell’inserimento di un mio precededente commento..bè c’era il sito di un articolo interessante,quindi riprovo a scriverlo

    http://www.artlandis.net/blog/?p=177

    riguarda coca vs pepsi.

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